Palazzo Zabarella a Padova: Mostra Joan Miró

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Potreste scegliere di visitare l’affascinante città di Padova per diverse ragioni, ma vi invito a tralasciare per qualche istante il magnifico Prato della Valle, il Palazzo della Ragione e le piazze adiacenti per seguirmi alla scoperta di un’inedita mostra dedicata a Joan Miró. Mentre ci dirigiamo verso il Palazzo Zabarella, luogo dell’esposizione, vi racconto perché trovo che sia un evento imperdibile e una mostra che trasmette un’incredibile energia.miro-apparition-padova

Joan Miró (1893-1983) è stato uno straordinario artista catalano del XX secolo, esponente del Surrealismo e costante sperimentatore. La sua era una pittura guidata dalle sensazioni e dalla spontaneità, ispirata alla natura e alle cose semplici. La Collezione Miró in esposizione qui a Padova lo dimostra chiaramente.
Si tratta di 85 opere (dipinti, sculture, sobreteixims, collages e disegni) che coprono un ampio arco temporale della produzione dell’artista, ovvero dal 1924 al 1981. La singolarità della Collezione sta anche nel fatto che questa oltrepassa il suolo portoghese per la prima volta e ci permette di conoscere più da vicino l’evoluzione della creatività e dei personaggi dell’universo mironiano (fatto di donne, uccelli, costellazioni, stelle a 8 punte).

Il tema scelto, «materialità e metamorfosi», pone lo spettatore davanti a sperimentazioni artistiche via via padua-miro-joansempre più personali. Da un lato l’artista era intento nella ricerca e nel mantenimento di equilibrio e dall’altro impegnato nel processo di semplificazione e sottrazione dei suoi personaggi. Perciò Miró venne definito come pittore e anti-pittore al tempo stesso. Nella sua formazione artistica giocarono un ruolo essenziale i viaggi a Parigi, New York e in Giappone, così come gli artisti che aveva conosciuto (P. Picasso, A. Breton, T. Tzara, M. Ernst, P. Jackson Pollock).

È inconfondibile, nei suoi lavori, il rapporto tra il mezzo utilizzato e la tecnica applicata, entrambi strettamente legati agli stati d’animo provocati nell’artista rispetto ai vari accostamenti. Ad ogni modo, Miró nulla lasciava al caso e ogni gesto veniva studiato con minima precisione. Per vederne un esempio, vi suggerisco di soffermarvi su «Toile brûlée», realizzate per il Grand Palais di Parigi del 1974.palazzo-zabarella-miro-padova

La ricerca dei nuovi mezzi di espressione era una costante, perché secondo l’idea dell’artista anche un oggetto vecchio, abbandonato o insolito era ricco di potenzialità, come si può osservare in «Sobreteixims sacs 14» e altri lavori. Così, tra i supporti utilizzati ne troviamo di ogni genere: tela (anche strappata o perforata), carta, legno, pergamena, cartoni, rame, vetro, masonite, cellotex, alluminio, vecchi sacchi di farina, ceramica e così via. Mentre i colori primari utilizzati e la varietà di materiali (olio, acrilici, gessi, gouache, acquerello, inchiostro di china, pastelli, ecc) riportano al suo intento di violare la pittura convenzionale che disprezzava.
L’incredibile energia di questa mostra non lascerà indifferenti anche i visitatori meno affezionati alle opere dei surrealisti. Un Miró tutto da scoprire attraverso le forme da lui elaborate e l’arte raccontata per mezzo dei segni…E perché no, magari con un piccolo aiuto di un’audioguida la comprensione del suo universo fatto di sogni, emozioni e colori primitivi sarà più immediata e a portata di tutti!palazzo-zabarella-padova-miro-mostra

Orari: dalle 9.30 alle 19.00, da martedì a domenica (chiuso il lunedì)

Aperture straordinarie: 1 aprile, 2 aprile, 25 aprile, 30 aprile, 1 maggio, 2 giugno

Dove: Palazzo Zabarella, via degli Zabarella 14 (Padova)

Biglietti: intero 13€, ridotto 11€ (over 65 anni, giovani dai 18 ai 25 anni, visitatori diversamente abili), ridotto speciale 7€ (minorenni), ridotto scuole 6€, gratuito (bambini fino ai 5 anni compiuti non in gruppo scolastico, accompagnatore di visitatore diversamente abile)

Per ulteriori informazioni e prenotazioni: www.zabarella.it

Copyright foto: padovacultura.padovanet.it serralves.pt, industrias-culturais.blogspot.it

Articolo di: A. Birsa